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Serie A, Avv. D’Onofrio: «Prepariamoci ad una conclusione non sportiva»

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L’Avvocato Paco D’Onofrio è stato intervistato da TMW per cercare di capire come la Serie A potrà riprendere finita questa emergenza

La Serie A è momentaneamente ferma a causa dell’emergenza Coronavirus ma, se tutto dovesse rientrare in breve tempo, il 3 aprile si potrebbe tornare a giocare.

TMW ha intervistato Paco D’Onofrio per scoprire le eventuali opzioni di recupero del campionato. L’Avvocato si è espresso così: «Premetto che essere profetico non è la mia aspirazione, ma già dissi in un post agli atti, prima di Juventus Inter, che, fatalmente, si sarebbero ammalati anche i calciatori, con conseguente quarantena per intere squadre e necessità di fermare il campionato sin d’allora. Intuii, ma restai inascoltato, perché quella partita, incredibilmente, fu fatta disputare, esponendo calciatori e staff a rischi già evidenti. Ora, mi sento di anticipare che andrebbe individuata subito una soluzione ‘politica’ per scudetto e classifica, senza inutilmente confidare nella possibilità di giocare l’ultima parte del campionato a partire da maggio. Apprezzo molto il tentativo che sta facendo il Presidente della FIGC Gravina, perché, da persona saggia e lungimirante, pur rendendosi conto della gravità nella quale ci troviamo, si sta adoperando per contenere il danno sportivo e soprattutto economico che ne deriverà. Lo stato di emergenza nel paese continuerà per altre settimane (ed aggiungo, speriamo, se davvero vogliamo sconfiggere questo virus) con lo stesso rigore restrittivo, considerando anche la drammatica, ma prevedibile, espansione del fenomeno morboso al sud. Per il sistema calcio, vorrà dire che le squadre saranno per settimane impossibilitate ad allenarsi, in quarantena per casi di conclamata positività di un tesserato (pensiamo sempre solo ai calciatori, ma potrebbe essere anche un magazziniere) o di semplice sospetto. Dunque, dopo settimane di inattività forzata (e doverosa), come si può pretendere di sottoporre gli atleti ad una corsa scudetto/salvezza di due mesi, giocando ogni tre giorni per tutto il periodo, mettendo probabilmente a repentaglio la salute muscolare degli stessi? I calciatori che potrebbero decidere di non giocare per non rischiare infortuni che ne pregiudicherebbero la carriera. Aggiungo che si rischierebbe di creare una problematica disparità di trattamento, tra le squadre che arriverebbero a quel periodo con una discreta preparazione, per aver superato da tempo il periodo di quarantena, rispetto a quelle che rischierebbero di non avere neppure la rosa al completo, con inevitabili polemiche e, temo, ricorsi infiniti. Credo che dovremmo prepararci e subito ad una conclusione della stagione non sportiva ma amministrativa, che certo non piace a nessuno, ma almeno consente di evitare che in prossimità, ciascuno suggerisca soluzioni solo in ragione dei propri interessi aziendali, instillando nei cittadini un ulteriore motivo di contrapposizione e scontro senza fine, quando invece ci sarà bisogno di unità, fiducia e coesione per uscire da questo drammatico momento del Paese».

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