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Parolo: «Meglio vincere il derby o andare in Champions? Dico che…» – VIDEO

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Marco Parolo ha parlato dell’attesissimo derby di questo weekend

Manca davvero poco, è tutto pronto per il derby della Capitale. Marco Parolo, centrocampista biancoceleste, è intervenuto ai microfoni di Dazn per fare il punto della situazione e analizzare il concetto di stracittadina. Ecco di seguito le parole del centrocampista lombardo.

IL DERBY – «Il derby? Nella settimana del derby a Roma cambiano gli occhi delle persone. Si trasformano, diventano energici, qualcosa di molto intenso e quando poi vieni a vivere qui, in qualche modo lo fai tuo. I compagni di Nazionale romanisti? Nella settimana del Derby non si sente nessuno. Ci si saluta a fine partita, poi succede sempre che chi vince va a salutare quello che perde, che chiaramente non ha voglia di salutarlo».

ATTEGGIAMENTO MENTALE – «Scambio di maglia? Io sono un po’ reticente a farlo in campo. Preferisco farlo negli spogliatoi, sotto la curva preferisco andare con la maglia della Lazio. Il mental coach per preparare certe partite? Non ho mai pensato di usare una figura del genere. Ho fatto un mio percorso, ho vissuto alti e bassi e ho avuto la forza di capire i miei errori e il perché li abbia fatti. Alla fine devi fare delle grosse analisi su te stesso, confrontandoti con allenatori e giocatori più esperti, perché poi in campo devi rispondere tu delle tue azioni, non puoi appoggiarti a una figura esterna. Una delle frasi motivazionali che mi è stata detta in passato? “Se fai 100 partite puoi dire d’aver giocato in Serie A, se ne fai 200 sei un buon giocatore di Serie A. Se ne fai 200 sei un ottimo giocatore”. Me la disse Roberto Guana. Da quando me la disse è stata un tarlo nella mia testa».

I ROMANI – «Roma città poco paziente? E’ giusto che la gente critichi, fa parte del nostro mondo, ma tu devi saper tenere un tuo equilibrio. Ricordo il primo anno di Pioli, contro la Sampdoria in casa durante il riscaldamento avevo sentito qualche fischio per dei tiri fuori, poi in partita ho segnato e a fine stagione sono arrivato a 10 gol. Sono momenti in cui devi saper tirare fuori qualcosa in più. Le tre parole del derby? “Energia”, perché è una partita che ti prosciuga, se fossi un tifoso a fine derby avrei bisogno di tre giorni di riposo. “Città di Roma”, perché il derby fa parte di questa città. E’ difficile da spiegare però fa parte del Colosseo, dei monumenti, dei romani,non puoi capire la città se non vivi almeno un derby. Se uno viene a Roma e vuole vedere la città, deve assistere anche al derby, altrimenti ha visto solo una parte della Capitale. Poi dico “speranza”, quella di vincere ovviamente».

DILEMMA – «Meglio vincere il derby o arrivare in Champions? Questa è una domanda che avrei sempre voluto fare ai tifosi. Se lo dico da tifoso dico meglio vincere il derby, se lo dico da calciatore dico che se arrivo in Champions ho centrato un obiettivo. Allora dico, scelgo di perdere il derby se la Lazio va in Champions e arriva davanti alla Roma che di conseguenza non ci andrebbe. Il primo derby non si scorda mai, è stato un peccato perchè potevamo vincerlo, mi ha lasciato l’amaro in bocca perchè vincevamo, poi abbiamo subito il pareggio, ma comunque abbiamo avuto l’occasione per fare il terzo gol».

SOCIAL – «Non li ho perchè non ne vedo una necessità estrema. E’ un mondo che devi saper usare nel modo giusto, soprattutto per un personaggio pubblico. Tornando al discorso delle critiche e degli elogi, trovi gente che ti fa i complimenti e rischi di rilassarti, oppure chi ti massacra e ti abbatti. Se l’unico tuo obiettivo diventa sapere quanti followers hai, stai perdendo di vista la realtà».

DEBUTTO IN SERIE A – «La prima partita fu all’Olimpico proprio con la Roma, io ero a Cesena. Ricordo ancora tutto il viaggio in pullman, eravamo a dormire a Roma Sud. C’era una cornice romantica nell’arrivare verso lo stadio, con il tramonto, poi siamo passati in mezzo ai monumenti antichi. Poi mi sono ritrovato davanti il Foro Italico e l’Olimpico, è stata un’emozione incredibile».

Qui un estratto dell’intervista:

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