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San Siro consacra Strakosha: parabola di un portiere diventato grande

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Dal Milan… all’Inter. Strakosha chiude il suo 2017 a San Siro, lo stadio che ha visto il suo esordio e la sua consacrazione

Vola Thomas, vola. Sì, non era proprio così la celebre frase, ma è quello che il giovane portiere fa. Come un supereroe, ma senza il mantello. Alle mani solo due guanti che lo trasformano in una saracinesca pronta a chiudersi per difendere la Lazio. Anzi, la sua Lazio. Quella che tanto gli è cara, che lo ha preso come una promessa e lo ha rilanciato come una stella. E per chiudere questo anno straordinario, non poteva che essere portagonista della magica notte a La Scala del Calcio. Da San Siro… a San Siro. Dove tutto è cominciato. Dove ha assaggiato per la prima volta il calcio dei grandi. Anche se il suo compito era chiudere la porta al Milan. Ma per raccontare questa storia, dobbiamo riavvolgere il nastro…

L’ESORDIO – Torniamo indietro di una stagione. La Lazio è al Meazza per sfidare i rossoneri. E’ una bella squadra, conscia delle sue possibilità, sorprende, ma neppure troppo. Milano è un banco di prova importante e il match ha già il sapore di scontro diretto. Tutto è pronto… o forse no. Pre partita, riscaldamento, dolore, un problema al polpaccio. Marchetti è out a pochi minuti dal fischio di inizio. Inzaghi deve correre ai ripari e lo fa lasciando tutti a bocca aperta: a rapporto chiama Strakosha. Nell’immaginario del mister, il ruolo di secondo non appartiene a Vargic, come la società ha stabilito. E solo chi lo ha visto allenarsi tutti i giorni può essere certo di una scelta così delicata. Una chance che dura novanta minuti. Esordio inaspettato sotto i riflettori del Meazza. Per lui, pochi timori e al triplice fischio sono due i gol incassati senza neppure troppe colpe. Nell’aria la convinzione di avere tra le carte un asso importante. Un punto fermo alle spalle di Marchetti. Dalla Primavera alla Serie A, passando per la Salernitana. Un bel salto per un ventidueenne che in poco tempo ha scalato le gerarchie, sovvertendole. E se è vero che la storia si ripete, con questo ragazzo c’è riuscita alla grande. Stessa gara, stessi avversari, a cambiare solo lo scenario: si gioca a Roma. Manca poco all’avvio ed il numero 22 di Bassano del Grappa si fa male. Di nuovo. Via la giacca e di corsa con Grigioni a provare qualche tuffo. Altri novanta minuti, altra prestazione convincente. Thomas c’è. E’ reattivo, ha senso della posizione ed è pronto a guadagnarsi la maglia da titolare durante il periodo di assenza del compagno di reparto.

CERTEZZA – Da febbraio, il primo nome urlato dallo speaker dell’Olimpico è il suo. E’ lui il portiere della Lazio. Al triplice fischio dell’arbitro, esce dal rettangolo verde quasi sempre come uno dei migliori. E non poteva non ripetersi contro l’Inter – in quello stadio che lo ha visto diventare grande – con una prestazione da applausi e mani tra i capelli. I numeri lo consacrano. La strada è lunga, ma l’atteggiamento è quello di un uomo già maturo. Il sorriso – sempre stampato sulla faccia – invece, è quello di un semplice ragazzo innamorato di ciò che fa e dei colori che indossa e che meriterebbe sicuramente più risalto.

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