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Lazio, Eriksson: «Sono rimasto tifoso. Inzaghi? Orgoglioso di lui»

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Intervenuto ai microfoni di Radio Radio, lo storico allenatore della Lazio Eriksson ha raccontato lo scudetto vinto nel 2000 e non solo

A vent’anni dalla storica vittoria dello scudetto, l’allenatore e protagonista di quella grande Lazio Sven Goran Eriksson è intervenuto ai microfoni di Radio Radio, tra i ricordi di quella stagione e la stagione attuale dei biancocelesti:

«Sono rimasto tifoso, la Lazio è il club più forte che abbia mai allenato, era una squadra incredibile. Abbiamo vinto tanto, avremmo potuto vincere molto di più,ma sono stati comunque gli anni più belli della mia vita. Inghilterra? Ho pensato tante volte che sarebbe stato bello continuare con la Lazio, ma quando arriva una chiamata simile non puoi dire di no, certe cose accadono una volta nella vita, è andata così. Quando arrivai in Italia la prima volta, rifiutai il Barcellona, ritenevo il calcio italiano il migliore al mondo, pieno di grandi campioni, ora non è più come prima. Roma? Mi sono trovato sia male che bene, nella seconda stagione abbiamo fatto bene, ma poi arrivò la sconfitta di Lecce.. VAR nel ’98-’99? Forse avremmo vinto anche quel campionato.

Inzaghi, Simeone e Conceicao? Stanno facendo molto bene ora, mi aspettavo da molti un futuro simile, da altri forse meno, ma sono veramente orgoglioso di loro. Lazio del 2000? La squadra era costruita per vincere, quando firmai Cragnotti mi ha disse: «Mister, qui dobbiamo vincere!», arrivarono giocatori forti, dalla mentalità vincente, era una squadra difficile da battere per chiunque. Prediletti? Erano tutti fondamentali, sia gli acquisti da me richiesti che quelli che già erano alla Lazio. Quando Cragnotti mi chiese cosa volessi, io gli risposi: Mancini, Mihajlovic e Veron; e gli dissi che così avrei vinto lo scudetto. Avevamo giocatori del calibro di Nedved, Nesta, Vieri, Salas, Crespo e tanti altri, erano strepitosi, non avevo dei prediletti. Signori? Finì in panchina alcune volte e non la prese bene, lo capisco. Signori non meritava di andar via, mi dispiace per com’è finita. Dopo i primi 6 mesi di quella storica stagione, pensavo servisse cambiare mentalità: eravamo forti ma avevamo poca testa e poco fortunata. Quando ho capito che avremmo potuto vincere lo scudetto? A Torino contro la Juve ho capito veramente che potevamo vincere lo scudetto. Rapporto con Zoff? Avevamo un ottimo rapporto, giocavamo spesso a tennis, lo rispettavo molto. Ha fatto tutto nel calcio. Mi è piaciuto molto lavorare con lui. Lui non veniva a dirmi cosa dovessi fare, rispettava molto il mio ruolo. Inzaghi? Era giovane, era un giocatore molto bravo. Lazio attuale? Senza lo stop, la Lazio avrebbe vinto lo scudetto, giocava molto meglio di tutte le altre, ma anche ora, in caso di ripresa, può ripetere l’impresa di 20 anni fa. Inzaghi? Sono contento per lui, ha fatto un lavoro immenso, migliorandosi sempre. La Lazio merita di vincere lo scudetto, dai tifosi alla squadra, lo meritano tutti. Italia? è stata una grande tappa della mia vita, sono stato molto fortunato a vivere a  Roma, Genova e Firenze. Affetto dei tifosi laziali? Sentire questo affetto mi fa venire i brividi, è molto bello. L’Italia è un paese riconoscente nel calcio e nella vita. Parallelo Lazio 2000-2020? La Lazio attuale ha disputato, fino allo stop, un campionato eccezionale. La squadra attuale si aiuta a vicenda, sono grandi amici, c’è grande rispetto e fiducia tra di loro. La miglior partita della mia Lazio? Senza dubbio la vittoria dello scudetto è stata meravigliosa, ma la miglior partita con la Lazio è stata la vittoria dell’ultima Coppa Italia, quando battemmo l’Inter subito dopo lo scudetto. Lazio più forte? Sulla carta quella del 2001, però non facemmo bene l’anno successivo, un po’ è colpa mia con le mie voci sull’Inghilterra, altrimenti la squadra avrebbe vinto di nuovo lo scudetto, sono molto dispiaciuto per come è finita quella stagione».

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