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L’ANALISI DEL GIORNO DOPO – La ‘pazza’ Lazio di Bergamo scopre Lombardi e sogna un nuovo Giordano

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Tanti problemi, forse troppi tormentano Inzaghi alla vigilia dell’esordio in campionato. Il caso-Keita, il rebus dei portieri, il sostituto di Candreva ancora da trovare. Patate bollenti innumerevoli per Simone che deve buttare acqua dove gli altri spargono benzina. Il pre-campionato di quest’anno ha pochi precedenti: da giugno ad agosto è successo di tutto e di più, tanto che ieri sembrava quasi impossibile auspicare una vittoria e invece… Un tempo di gran calcio, poi l’interruttore si è spento e si è temuto il peggio. Chi conosce la storia della Lazio sa che le partite finiscono solo ai tre fischi dell’arbitro e che il vantaggio accumulato nel primo tempo, non sarebbe bastato per mandare i titoli di coda su un match fino a quel momento mai in discussione. Vittoria col brivido, vittoria col cuore, vittoria da Lazio.

PAZZA LAZIO – Falsa partenza evitata per una squadra ancora priva di troppi tasselli fondamentali. Il rischio di steccare all’esordio era tanto, se poi ci si mettono le polemiche interne (caso Keita) ad alimentare il tutto, vincere in un campo difficile come Bergamo diventa difficilissimo per una squadra su cui pende un enorme cartello con scritto “Lavori in corso”. Cercando di fare un elenco dei calciatori ancora fuori forma e in ritardo di condizione a causa di infortuni nella passata stagione, si rischia di dimenticare qualcuno. Acquista quindi ancora più valore questa vittoria, su un campo dove Inzaghi assicura, saranno in pochi a gioire. Proprio lui, Simone, dopo un primo tempo scintillante, rinuncia al suo credo tattico ed offensivo quando capisce che i suoi non hanno più benzina nelle gambe. Il passaggio al 3-5-2 è stato un rischio oltre che una necessità, considerata la penuria di esterni offensivi. Il pericolo era di abbassarsi troppo e di farsi schiacciare, proprio come è successo, ma forse Inzaghi voleva proprio questo: chiudersi a riccio ed aspettare il triplice fischio pensando più alla concretezza che all’estetica. Il bicchiere va visto mezzo pieno, anche se di lavoro da fare ce n’è ancora tanto.

NODI DA SCIOGLIERE La stagione è iniziata i problemi restano: Chi sarà il portiere titolare? Per Inzaghi è Marchetti, mentre la società sponsorizza Berisha. Il sostituto di Candreva? E la grana Keita? Nove giorni di mercato potrebbero non bastare per risolvere tutte queste situazioni, sottovalutate in passato e ingigantite nel tempo. Un esterno arriverà, ma la grana Keita la questione legata ai portieri è destinata ad andare in archivio, causa “mancanza di tempo necessario”. Anche se con tempistiche probabilmente sbagliate il mercato quest’anno è stato fatto. Molti sono i punti interrogativi, ma sono stati spesi soldi importanti per ricostruire una squadra ridotta in macerie da una stagione orribile. Come detto da Inzaghi in conferenza: «Voglio giocatori orgogliosi di giocare nella Lazio. Chi indossa questa maglia deve farlo a petto gonfio.» Chiaro e univoco segnale: tutti importanti e nessuno indispensabile. La porta è aperta, chi vuole salutare è libero di farlo. A questa non servono ottimi giocatori, ma grandi uomini.

UN SOGNO REALIZZATO – 10 luglio 2016 – La società e Keita non riescono a trovare l’accordo per il rinnovo, Anderson andrà alle Olimpiadi, Candreva sarà sicuramente ceduto, Kishna non da garanzie, allora chi parte per il ritiro? Inzaghi sfoglia la rubrica e scorre su e giù, fino a quando non trova un nome, il suo nome. Cristiano Lombardi.
Quasi due mesi per convincere chi lo ha visto crescere a farlo debuttare in Serie A. «Non gli ho regalato niente» giura il mister a fine partita – come a voler lodare la grande grinta e la forza di volontà mostrata dal primo giorno di ritiro da un umile ragazzo nato per le strade di Viterbo.
Tutto sembrava essere normale fino a venerdì mattina, quando Keita decide di lasciare libero un posto nell’undici titolare. Cambio modulo? Nemmeno per sogno, c’è Cristiano.
La Serie A non è ne la Serie B, ne tanto meno la Lega Pro, lui lo sa e si limita a giocare per la squadra senza eccedere in individualismi per mettersi in mostra, anche perché il mister lo conosce come le sue tasche.
Era già un sogno, ma al minuto 33 tutto si trasforma in un romanzo: Sportiello non trattiene, Lombardi scatta e segna. In quei pochi metri che lo separavano dal gol nemmeno Bolt avrebbe potuto fare uno scatto più veloce del suo. Poi la corsa sotto la sua gente, quella che torna subito con la mente al 5 ottobre del 75’ quando un signore di nome Bruno Giordano, timbrò il suo esordio con un gol alla Sampdoria.
Il paragone è importante, rischia di essere scomodo, ma il ragazzo c’è e si farà.
Probabilmente questo gol non bloccherà la sua cessione in prestito, da ieri però è diventata solo una questione di tempo. Se non è adesso sarà in futuro: Cristiano Lombardi un giorno si prenderà la sua Lazio, quella che sognava da bambino, quella per cui il suo cuore batte forte.
Corsa sotto i tifosi, sguardo verso il fratello che lo guarda dall’alto. Oggi è nata una stella nel cielo biancoceleste, una stella che nel cadere sulla Terra ha visto realizzare il suo sogno.

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