2015

L’ANALISI DEL GIORNO DOPO – Biancocelesti in confusione totale contro il Bayer. E non solo…

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Torna da Leverkusen con una valigia piena di rimpianti la Lazio. Arrivati in Germania con il vantaggio di un gol da difendere la squadra di Pioli offre la peggior prestazioni da due anni a questa parte.
Il mister sceglie la difesa a 3 rinunciando a giocare, affidandosi ai lanci lunghi a cercare il “povero” Keita in avanti lasciato solo a fare la guerra con 4 difensori tedeschi. Atteggiamento troppo rinunciatario per una squadra che ha sempre dimostrato di avere dei limiti dal punto di vista difensivo. Impostare la gara per giocare 90 minuti in difesa affidandosi a lanci lunghi senza senso è stato il preludio a quello che è successo, prendere 3 gol da una formazione non di certo impeccabile ma molto ben organizzata.

Centrocampo privo di idee, con Onazi che è l’ultimo a mollare e con Parolo che è solo un lontano parente dell’instancabile giocatore con i polmoni di ferro visto l’anno scorso. Davanti il tecnico si affida a tre contropiedisti come Keita, Candreva e Anderson ma le “aspirine” interpretano la partita in modo perfetto, mai fuoriposizione, tutti compatti e zero distrazioni.

Tare e Pioli continuano a sostenere che la squadra si già competitiva cosi, ma questa formazione è alla disperata ricerca di un padrone della fascia sinistra. Prova indecente di Radu e Lulic ricca di indecisioni, di campanili alzati per area inspiegabili e di entrate in ritardo.

Senza a Biglia a centrocampo è buio pesto, il “povero” Onazi fa quello che rientra nelle sue caratteristiche, recupera una quantità industriale di palloni ma fornirli agli attaccanti non è compito suo, ci prova il suo compagno di reparto Parolo ma con pessimi risultati. Mancando l’argentino sarebbe stato opportuno affidarsi a un giocatore più tecnico come Cataldi in grado di costruire gioco e di mettere ordine in un centrocampo che troppo spesso è andato in affanno. 
Felipe Anderson non è più quello delle otto vittorie consecutive e lo si era capito da tempo, il brasiliano è diventato l’ombra di se stesso, difficile vederlo superare un uomo o riuscire in qualche giocata delle sue.

La campagna di rafforzamento estiva sembrava essere partita bene con l’innesto di tre giovani di belle speranze presi a parametro 0 come Hoedt, Patric e Morrison (Hoedt e Patric ieri in tribuna) e due con un pò più di esperienza a certi palcoscenici come Kishna e Milinkovic Savic. Cinque acquisti di questo calibro però non possono bastare ad una squadra che deve difendere un terzo posto in Campionato e centrare la fase a gironi di Champions.
Come se non bastasse l’acquisto di Milinkovic e Kishna ha richiesto un mese e mezzo di tempo e l’ambientamento dei due giocatori ancora tarda ad arrivare, ieri infatti uno è rimasto per 90 minuti in panchina e l’altro è entrato quando ormai da salvare c’era ben poco. Da una società che andava incontro alla stagione che poteva segnare la svolta e il definitivo riavvicinamento con la tifoseria ci si aspettavava decisamente di più.

La squadra è arrivata all’appuntamento più importante degli ultimi dieci anni con una condizione fisica pessima, preparazione sbagliata in pieno da Pioli e il suo staff che dovranno fare “mea-culpa” dopo questa debacle che rovina il lavoro di un’anno e che manda il morale sotto i piedi ad un gruppo che dell’entusiasmo ha fatto sempre il suo punto di forza. Ora servirà guardare al futuro e non pensare più al passato, c’è un campionato che riparte da Verona e che può scrivere ancora pagine belle per questa Lazio che oltre alla Serie A ha il compito di onorare quell’Europa League che nel 2013 grazie a Petkovic e i suo ragazzi tutti i tifosi biancocelesti hanno sognato di alzare. Si riparte da li, dall’Europa delle piccole con la speranza un giorno di poter lottare con le grandi.

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