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Eugenio Fascetti: «E’ stata l’Atalanta a non giocare nella ripresa. Il difetto della Lazio…»

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Il 23 ottobre 1938 nasce Eugenio Fascetti, colui che guidò quella Lazio che riuscì a conquistare la salvezza con 9 punti di penalizzazione

Il 23 ottobre di 81 anni fa nasceva a Viareggio, in provincia di Lucca, Eugenio Fascetti, colui che guidò l’eroica Lazio che, partendo con nove punti di penalizzazione in Serie B, riuscì a conquistare la salvezza ed un posto d’onore nei cuori dei sostenitori laziali. Nel 1986 è il presidente Calleri a portato nella Capitale. L’allenatore portò la squadra a lottare fino alla fine per la promozione, che arrivò solamente grazie ai famosi spareggi di Napoli contro Taranto e Campobasso. L’anno seguente, a causa di incomprensioni con il presidente, su tutte la cessione di Paolo Monelli, non viene riconfermato e sostituito da Giuseppe Materazzi. Successivamente, siede sulle panchine di Avellino, Torino (con cui ottiene la promozione), Verona, Lucchese, Bari, Vincenza e Como, prima di lasciare l’attività di allenatore. Nel giorno del suo compleanno, i più sentiti auguri dalla redazione di LazioNews24.

INTERVISTA – Nel giorno del suo compleanno, l’ex allenatore è intervenuto ai microfoni di Elle Radio: «In Lazio-Atalanta i bergamaschi mi hanno impressionato con la loro capacità di giocare a ritmi forsennati, il primo tempo è stato un massacro. Quando rallenta però si aprono dei varchi in difesa pesanti, vedi i 3 gol della Lazio ma anche i 5 subiti dal Manchester City ieri sera: quando mollano un po’ dietro mostrano dei limiti. E’ una vecchia storia, già l’Ajax degli anni 70 aveva bisogno di lunghi momenti di melina per recuperare dalle fasi di grande intensità. Per la Lazio i cali di tensione credo siano dovuti maggiormente da un problema mentale, di personalità. La Lazio ha vissuto una partita a due facce, contro l’Atalanta era andata anche bene a finire 0-3, il divario poteva essere più pesante. Sicuramente i giocatori nell’intervallo si saranno guardati in faccia, ma è stata l’Atalanta a non far giocare, bisogna leggere molto bene quella partita».

ALLENATORE – «La Lazio mi sembra abbia un difetto che si porta dietro da tanto tempo, cambiare volto più volte nel corso della stessa partita, sicuramente l’obiettivo massimo è la Champions, il quarto posto. Immobile segna sempre ed è un valore aggiunto, credo che i rigori domenica fossero netti, l’arbitro sul primo rigore è stato bravo a vedere il pestone perché si era trascinato un po’ Immobile dopo il contatto, il secondo è ineccepibile sotto ogni punto di vista».

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