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Waiting for… Lotito: da Rocchi a Klose e Pioli, in scena l’ennesimo ‘Teatro dell’assurdo’

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Il pessimismo dei tifosi della Lazio, dovuto ad una storia che si è ripetuta troppe volte nell’era Lotito

«Sorridi, domani sarà molto peggio». E’ questa la filosofia di Edward Aloysius Murphy, Capo di Stato Maggiore dell’esercito statunitense durante la Seconda Guerra Mondiale. Meglio che lo imparino in fretta anche i tifosi della Lazio, rimasti increduli per l’ennesima volta dal comportamento attuato dalla società presieduta da Claudio Lotito. Al termine del match Lazio-Fiorentina, ultima gara di Miroslav Klose con la casacca biancoceleste, pesano come un macigno le dichiarazioni del panzer tedesco: «Nessuno mi ha proposto il rinnovo, non è una mia decisione andar via». Parole antitetiche, lontane un miglio da quelle pronunciate dal ds Igli Tare nel pre gara. Ed ecco in scena un’altra rappresentazione del “Teatro dell’assurdo”, peccato che non ci troviamo di fronte ad un’opera di Samuel Beckett, né ad una finzione, si tratta di vita reale. Sia ben chiaro: la scelta di rifondare la rosa è una mossa coerente, dopo l’annata fallimentare appena conclusa. Ma, confrontarsi e fare chiarezza sulla situazione con un calciatore che ha dato tanto per questa squadra, doveva essere il minimo sindacale.

 

Da Rocchi a Pioli. E Inzaghi? – Non è la prima volta che accade qualcosa di simile, la memoria corta del patron Lotito ha già mietuto diverse vittime. Nel gennaio 2013 infatti, con totale indifferenza, lasciò partire all’Inter Tommaso Rocchi: le misere tre chance in quell’inizio di campionato e la mancata proposta di rinnovo spinsero l’attaccante veneziano (82 reti in carriera con la Lazio) a cambiare aria, non con poca delusione: «Lasciare questa squadra è stata una scelta sofferta. Già in estate si erano create le condizioni adatte al divorzio, ma non me la sono sentita. Volevo continuare a giocare qui, ma poi non sono stato inserito nella lista Uefa e in campionato ho giocato pochissimo». Non sembra, eppure stiamo parlando del quinto miglior realizzatore nella storia della prima squadra della Capitale. Anche in questo caso non si rimprovera la scelta (mister Petkovic utilizzava il modulo ad una punta, difficile rubare il posto a Klose e a ricambi più giovani come Floccari e Kozak), ma riconoscenza e chiarezza non possono essere messi da parte. Così è avvenuto anche con Pioli, freddamente salutato con il seguente comunicato ufficiale: «La S.S. Lazio comunica di aver sollevato dall’incarico il mister Stefano Pioli. La prima squadra viene affidata al mister Simone Inzaghi». Troppo semplice far passare l’allenatore come unico colpevole di una stagione a dir poco negativa. Una stagione iniziata (male) con un mercato estivo assente e l’uscita ai preliminari di Champions, finita (peggio) con l’inattesa eliminazione agli ottavi di Europa League e la sconfitta nel derby. Adesso ci si chiede, è forse il turno di ‘Inzaghino’? Si spera ovviamente di no, il preludio però non è dei più positivi. Nelle scorse settimane, l’ex tecnico della Primavera, aveva fatto intendere in una possibile riconferma nella prossima stagione, poi la doccia fredda con la vicenda Sampaoli. Anche in questa circostanza, pare mancare la comunicazione fra società e diretto interessato, apatia e distacco al primo posto. E allora, ci conviene… «aspettare Lotito», ricordandoci che in undici anni abbiamo sempre continuato a sperare in meglio, ritrovandoci invece puntalmente la solita commedia dell’assurdo con frasi del tipo «questa squadra è difficilmente migliorabile».

 

Rocco Fabio Musolino – Lazionews24

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