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Ferilli: «Da bambina ero laziale, poi…»

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Ha dell’incredibile un’intervista rilasciata da Sabrina Ferilli: i media l’hanno incoronata simbolo della Roma ma la realtà è diversa…

Madrina della festa Scudetto della Roma nel 2001 e quando fu reputata ‘laziale’ e ‘voltagabbana’ minacciò querele. A distanza di anni però torna a galla un clamoroso retroscena: Sabrina Ferilli è di fede biancoceleste. Incredibile da credere, eppure spunta la prova decisiva. La pagina Facebook «La Community del Calcio» ha riportato un’intervista del 1994, condotta dal giornalista Maurizio Colantoni per le pagine de L’unità. Ecco di seguito uno stralcio di quel dialogo messo per troppo tempo da parte.

Pensavamo che lei fosse romanista e invece…
«Immagino. Se diamo per scontate le mie simpatie politiche, era naturale supporre che fossi romanista. E invece no, “so laziale”. E’ stato sempre così».

E allora come mai lei è laziale?
«So’ burina. Vengo da Fiano Romano».

Ma perché, il laziale deve essere proprio burino?
«Siamo sempre stati chiamati così. Come me devo chiama’ “fuori Urbe”? Come devo dire che vengo da “fuori le mura”? Ci saranno pure dei romanisti, ma la squadra “Lazio” avrà un senso, viene dalla regione Lazio. Quindi di conseguenza chi sta fuori Roma si sente più portato a sostenere quella squadra piuttosto che l’altra».

Che rapporto ha con la Lazio?
«Molto stretto, sin dalle elementari. Ricorda quei giochini che si facevano con le figurine Panini? Ebbene, noi ragazzi giocavamo con le immagini dei calciatori a “scoppuletta”. Un passatempo che consiste nel mettere le figurine a conchetta. Poi un colpo secco con il palmo della mano. Tutte le figurine che si riuscivano a rovesciare si vincevano».

Da lì, quindi la passione per la Lazio?
«Sì, con i miei compagni di classe. Co ‘sta “scoppuletta” non le dico che mani rosse mi facevo. I miei amichetti avevano a casa le bandiere con l’aquila. A Fiano c’erano più tifosi della Lazio e meno romanisti. Ma non ho mai odiato i colori giallorossi. Appunto quei colori, anzi quel colore, il rosso è a me molto caro. Per questo sono sempre stata tentata di essere più romanista che laziale. Però il cuore, i ricordi, gli affetti dell’infanzia mi fanno dire Lazio. Poi, però, gli anni del calcio scommesse, la retrocessione in B mi hanno fatto allontanare dal calcio. E lì mi distaccai con tanto dispaciere, anche perché si parlava troppo di politica e alcuni giocatori della Lazio si dichiaravano vicini alla destra. E a me non piaceva».

E poi?
«In primo luogo non bisogna mai mischiare calcio e politica. Ognuno può fare e pensare quello che vuole, ci mancherebbe, ma fuori dal campo. Però non mi sono sentita in pace con la mia coscienza. Io ho sempre avuto nel cuore la sinistra per generazione. Come potevo tifare per una squadra che in quel momento si identificava troppo con la destra? Ma tutto è passato, per fortuna. Oggi, la Lazio non ha problemi del genere. Ha un grande pubblico che la sostiene tutte le domeniche. Posso tornare a sostenere la mia squadra preferita anche se allo stadio non vado mai. E il derby lo vedrò in televisione».

Scommetto che ci sarà stato un calciatore del cuore?
«Mi piaceva tanto Manfredonia. Poi, anche se non è mai stato laziale, Cabrini. Il “bell’Antonio”, bello come il sole».

Ma, insomma, chi vincerà la stracittadina?
«Che me lo domanda? La Lazio. Sono più bravi e più belli. La giustizia sta sempre dalla parte dei belli».

Chi preferisce della Lazio attuale? Esiste un giocatore simbolo in questa squadra?
«Beppe Signori, è lui il leader».

Nella Roma, invece, chi le piace di più?
«Non ho dubbi: Giannini. “Me piace, me piace, me piace”».

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