Focus

Dall’inno in ritiro alla notte di Napoli: Pioli, una storia finita troppo presto

Pubblicato

su

Allo stadio Artemio Franchi, sarà Fiorentina-Lazio. I biancocelesti si ritroveranno davanti al proprio passato: Stefano Pioli

È arrivato a Roma in punta di piedi, con un bagaglio pieno di personalità e voglia di fare. La Lazio la sua prima vera esperienza importante. L’aggressività la sua chiave di lettura. Inzaghi? No, Pioli. Il primo allenatore a riportare un’identità negli spogliatoi di Formello. Una parabola lunga due anni, che ha toccato l’apice nella notte magica di Napoli e con quel sogno chiamato Champions appena accarezzato. L’esplosione di Felipe Anderson, l’arrivo di de Vrij, Miro Klose in tandem con Djordjevic. Lo spettacolo prima della caduta libera. Sembra un secolo fa, eppure basterebbe voltarsi un attimo per rivedere quel carico di speranze proprio dietro le spalle. Quel passato che domani sera tornerà a bussare alle porte della Lazio, ma vestito di altri colori.

L’INIZIO – Il cammino di Pioli a Roma è iniziato con incertezza e qualche sconfitta di troppo, ma l’atteggiamento propositivo lo ha spinto a non cambiare ritmo. A seguire quello spartito scritto sulle lavagne in allenamento, orchestrato maniacalmente ed interpretato con passione dando vita ad una bellissima musica. Veloce ed incalzante, sempre intensa. La prima Lazio di Pioli è stata divertente e spettacolare, forse la più bella tra le squadre protagoniste del campionato. E poi l’inno cantato tutti insieme, abbracciati sul campo di Formello, sintomo di come la Lazialità gli stesse entrando sotto la pelle. Di come fosse tornato il calore dopo il freddo di Petkovic. Lo stesso inno intonato dopo la conquista della finale di Coppa Italia.

IL DECLINO – Shakespeare scriveva che le gioie violente hanno violenta fine, e muoiono nel loro trionfo. E così è stato anche per la Lazio. La doppia competizione e i tanti infortuni hanno incrinato la logica della macchina di Pioli. Perfetta solo se perfetti i singoli elementi. La doppia finale persa con la Juventus, l’eliminazione dalla Champions e il pomo della discordia: quella fascia da Capitano che ha spaccato gli equilibri costruiti in un’intera stagione. Tutto ha tramato affinchè il progetto del mister fallisse. «Ci metto la faccia e ho voglia di finire», ha sempre dichiarato, almeno finchè la Roma – nel derby – non ha scritto l’ultimo capitolo della sua storia in biancoceleste infliggendo quel 4-1 che lo ha costretto a fare un passo indietro e lasciare l’eredità a Simone Inzaghi.

Exit mobile version