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L’ANALISI DEL GIORNO DOPO – Inzaghi spazza le critiche e lancia il “trio delle meraviglie”: questa Lazio sa anche divertire

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Cambia il modulo, cambia l’atteggiamento, non il risultato. Partita mai in discussione e dominata dall’inizio alla fine con il risultato che poteva assumere anche dimensioni più rotonde. Udinese strapazzato e terzo posto conquistato, almeno per una notte.
Bella risposta della Lazio e soprattutto di Inzaghi, criticati eccessivamente in settimana per il brutto secondo tempo contro l’Empoli, in cui seppur giocando male, non si era subito gol, ma addirittura si era andati a segno.
La squadra c’è, il gruppo ha risposto, Inzaghi è soddisfatto. Se la Lazio sarà questa ci sarà da divertirsi.

I MODULI SONO SOLO NUMERI – «Questa sera avremmo vinto con qualsiasi modulo» – esuberante forse, ma realistico e anche un po’ indignato. Si toglie qualche sassolino dalla scarpe Simone Inzaghi, aspramente criticato per i troppi cambi dal punto di vista tattico e per il secondo tempo pessimo di domenica scorsa.
Dopo aver trovato la quadratura con il 3-5-2, in settimana viene provato con insistenza il 4-4-2, mentre ieri sera in campo la squadra si è schierata con un 4-3-3. Follia? No, più semplicemente una forza. Per molti può essere una pecca, ma cambiare in continuazione modulo è un’arma in più che non tutte le squadre possono sfruttare.
Inzaghi può vantare nella sua rosa dei calciatori duttili, in grado di ricoprire più ruoli e di cambiare posizione anche a partita in corso, infatti pur stravolgendo lo schieramento tattico gli uomini sono più o meno sempre gli stessi. Non è importante il modulo, quanto l’atteggiamento con cui si scende in campo. L’approccio alla partita è stato ottimo, la concentrazione anche. Le critiche sono state rispedite al mittente, ora però non bisogna sedersi sugli allori.
Ci sono due settimane di tempo per trovare ancor di più la giusta quadratura e chissà, magari per sperimentare qualche altro modulo…

DIFESA BUNKER – Strakosha; Patric, de Vrij, Hoedt, Lukaku. Cambia ancora la difesa, che poteva essere la più penalizzata da questi continui stravolgimenti tattici e invece il reparto va che è una meraviglia. L’impostazione della manovra parte proprio da lì, i piedi sono quelli degli olandesi che smistano sulle fasce con lanci sempre precisi. È chiara l’intenzione di Inzaghi: allargare gli avversari giocando il più possibile sugli esterni, così facendo si espongono i terzini all’uno contro uno con Keita e Felipe Anderson, veri maestri nel gioco individuale. Nelle sette partite dello scorso anno, verticalizzare era compito di Gentiletti, mentre adesso l’impostazione della manovra spetta sia a de Vrij che Hoedt. Oltre alle abilità in uscita, la difesa si conferma impenetrabile. Seconda partita senza subire gol, questa volta correndo molto meno pericoli. L’ Udinese non preoccupa mai se non in qualche sporadica occasione, dove ci pensa Strakosha ad abbassare la saracinesca. Ritrovare la solidità difensiva era importante per i ragazzi di Inzaghi, ancora non al massimo del proprio potenziale e alla ricerca della giusta quadratura. Quello arretrato è il reparto più importante anche perché tutti lo sanno, soprattutto in Italia: gli attacchi forti vincono il fantacalcio, le difese i campionati.

TRIO DELLE MERAVIGLIE – Finalmente Simone! Ci hai fatto attendere tanto, ma ora ce li fai gustare. La prima di Felipe- Immobile e Keita sulla stessa linea, finisce a suon di gol e divertimento. I tre funambuli sono imprendibili, mandano fuori giri tutti i difensori friulani che non li prendono mai. Anderson è quello dei tre che si sacrifica di più, dando una mano sempre alla difesa, mentre il bomber azzurro e il senegalese restano quasi sempre alti per ripartire subito in contropiede. Si cercano, si trovano, si divertono loro e divertono i tifosi. Da tanto tempo dalle parti di Formello non si vedeva un tridente così scoppiettante e brevilineo, in grado di dar filo da torcere a qualsiasi difesa. Per Keita e Felipe questo è l’anno della consacrazione, è arrivato il momento di imporsi tra i gradi e di non essere più considerati dei semplici ragazzi. Al centro di queste due frecce c’è quello che probabilmente è il fiore all’occhiello della campagna acquisti estiva, quel bomber che alla Lazio era venuto a mancare con l’addio di Klose. (M)iro e (C)iro, una lettera li differenzia, il gol li unisce. Quattro gol in sette partite per Ciro, sempre più leader di questa Lazio. Due quelli di Keita, nessuno per Felipe che corre e serve assist; ieri il terzo consecutivo. Con quei tre la davanti i tifosi potranno divertirsi e chissà… Forse tornare a sognare.

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