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Georgia Viero: «Mio padre mi ha trasmesso la lazialità. Scudetto? Questa Lazio lo merita» – ESCLUSIVA

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Georgia Viero, argentina di nascita ma romana di adozione: la bella presentatrice si racconta ai nostri microfoni

Laziale come il papà, presentatrice in televisione, speaker radiofonica. Georgia Viero si è raccontata ai nostri microfoni in una lunga intervista in cui ripercorre le tappe della sua carriera e anche del suo tifo a tinte biancocelesti.
Sei nata in Argentina ma sei cresciuta a Roma, come è nata la tua passione per la Lazio?
«La sintonia a livello di colori direi che è stata una bellissima base di partenza… però la passione nel vero senso della parola me l’ha trasmessa mio papà Giorgio, grande tifoso laziale, purtroppo deceduto ma che mi ha lasciato in eredità l’amore per questa maglia così importante e luminosa. Mi portava spesso allo stadio con sé oppure vedevamo le partite su un maxi schermo che aveva in casa. È così proprio “Di padre in figlia”. Per altro, lupus in fabula, per me è stato un onore presentare la seconda edizione dell’evento dedicato proprio a questa tradizione con Pino Insegno e Paolo Bonolis. Un bellissimo ricordo».
Sei stata accanto al Aldo Biscardi per molti anni. Cosa ti ha lasciato a livello professionale? E quando e come ti sei avvicinata al mondo del calcio?
«Aldo mi ha fatto amare il pallone al di là della Lazio, è stato il mio “Pigmalione”, in realtà avevo avuto qualche esperienza a livello di conduzione sia televisiva che radiofonica ma la vera “forgiatura” è stata grazie a questo storico, indimenticabile, folkloristico ed innovativo maestro televisivo. Per il quale avrò sempre grande riconoscenza ed affetto particolari. Mi ha insegnato i tempi televisivi, la ricerca dell’empatia televisiva, la cura dei dettagli e l’essere sempre pronti a qualsiasi cosa durante una diretta. Poi nel tempo ho sviluppato una mia metodologia lavorativa dove guardo quasi tutti i match e mi segno gli aspetti più importanti per memorizzare tutto e consolidarlo. Una sorta di “quaderno degli appunti” dal quale estrapolo le varie domande per cercare di dare al telespettatore una discussione il più possibile variegata. È impegnativo».
Come stai vivendo questo momento così difficile? 
«Devo dire “maluccio” nel senso che non ci ho pensato 2 volte a rinunciare alla prosecuzione del percorso televisivo che avevo intrapreso accanto a Maurizio Biscardi sull’emittente nazionale 7 Gold, i cui studi si trovano nell’hinterland Milanese. Questo perché per me la mia salute e quella degli altri vengono prima di tutto. Il problema Coronavirus è stato assolutamente sottovalutato e mal gestito. Sono una donna responsabile e appena ho avuto il sentore che la situazione fosse in realtà grave e stesse sfuggendo di mano ho iniziato a predisporre tutto per auto mettermi in quarantena, già da fine Febbraio. Non mi vergogno avevo davvero paura. Ho inoltre chiuso la mia attività di B&B. Insomma un vero danno ma difronte alla salute è nulla!Si attinge ai risparmi e nel futuro ci si rimboccheranno le maniche ancor di più. Del resto non possiamo fare altro».
Prima dello stop la Lazio viveva un momento di forma strepitoso pensi che se si dovesse riniziare il campionato i biancocelesti potrebbero ripetersi? 
«Ne sono certa! La squadra è più che rodata, gioca a memoria. I ragazzi sono cresciuti insieme e si conoscono a menadito, dentro e fuori dal campo.Il valore aggiunto è proprio questo “senso di famiglia” che esprimono sul campo. Il nostro calciomercato è stato il saper valorizzare e potenziare chi già avevamo. E abbiamo tenuto testa quasi a tutti. Quello che abbiamo fatto contro la Juventus è qualcosa di magistrale. Per me questa lazio (e lo dico a gran voce) è da scudetto e lo meriterebbe!».
Chi è il tuo idolo biancoceleste? 
«Due in realtà. Felippetto Anderson, “asso pazzo” ed un po’ più indietro nel tempo Giuseppe Biava, gran difensore. Mi piaceva tantissimo. Aveva un modo di difendere “elegante”».
Favorevole o contraria alla ripresa della stagione? 
«Se si riesce ad avere la assoluta “messa in sicurezza” di tutti sì, altrimenti no! Anche se non vedo l’ora di rivedere giocare i ragazzi si rischiano di vanificare tutti i sacrifici fatti fino ad ora».

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