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La moglie di Paolo Rossi: «Un anno di vuoto, arrabbiata con Dio»

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Federica Cappelletti racconta com’è stato il primo anno senza il marito Paolo Rossi: le sue parole a Sportweek

Il 9 dicembre prossimo sarà un anno dalla scomparsa di Paolo Rossi. E in una intervista a Sportweek, la moglie Federica Cappelletti ha voluto raccontare questo primo anno senza il suo Pablito.

SORRISO – «È stato determinante, nel senso che ci ha accompagnato tutti i giorni da quando Paolo non c’è più e continua a farlo. Ci sono stati dei momenti difficili con le bambine, in cui abbiamo pianto insieme, perché come ho spiegaTo loro quando c’è un amore così grande, quando c’è una perdita così importante è giusto anche piangere. In quei momenti le guardavo negli occhi e dicevo: “Cosa avrebbe fatto ora papà? Un bel sorriso, quindi adesso che ci siamo sfogate facciamolo anche noi”. Il sorriso di Paolo ci ha sempre dato tanta forza». 

UN ANNO PER DIMENTICARE – «No, assolutamente. Io penso che dopo un lutto così importante per tornare a essere un po’ sereni, a un minimo di normalità ci vogliano anni. Nell’immediato ci siamo sentite come dentro a una lavatrice, perché quando succede, soprattutto con uno come Paolo che ha richiamato l’attenzione da tutto il mondo, sei come stordito. Poi, piano piano, acquisisci consapevolezza, e anche il dolore è un dolore diverso, se vuoi più profondo, anche perché è accompagnato da un enorme senso di vuoto che all’inizio non percepisci. E lì ti rendi conto che non tornerà più». 

FASI DEL LUTTO – «L’accettazione no: sono ancora arrabbiata con Dio, e quando è così significa che non hai accettato. Quindi rabbia sì, e il patteggiamento l’ho superato perché direi che sono nella fase della consapevolezza. La depressione c’è stata in diverse situazioni, però non me la posso permettere perché ho le bambine da crescere: devo essere un esempio per loro e far vedere che ci si può rialzare anche da un dolore così grande e andare avanti, perché loro hanno il diritto di essere felici comunque». 

UN ANNO SENZA PAOLO – «Sì: è stato un anno vuoto. Tutto quello che sto facendo lo sto facendo per le bambine, e poi sto portando avanti i progetti di Paolo. Diciamo che per me stessa ho vissuto niente, perché per me senza lui significa non vivere, non mi interessa fare le cose che facevo con lui. Ho cercato di ritrovare un minimo di normalità in famiglia perché all’inizio era tutto destabilizzato, visto che Paolo scandiva le nostre giornate, era super presente: accompagnava le bambine, prendevamo il nostro caffè, pianificavamo la giornata… È stato un anno di vuoti, di perché, di pianti. Sono voluta tornare, prima da sola e poi con le bambine, nei posti in cui siamo stati felici perché mi sembrava necessario per elaborare il lutto: non è stato facile, ma piano piano abbiamo affrontato così questa grande ondata di dolore per ritrovare un minimo di serenità. Ci vorrà tanto tempo ancora, dovrò sforzarmi molto per compensare tutta questa mancanza anche per le bimbe. Però dai, piano piano…». 

LA FIFA PER PAOLO – «Sarà molto emozionante, sono contenta anche se non ci saranno tutti per le restrizioni Covid. Ma i suoi ex compagni li ho già rivisti, anche in una serata che abbiamo fatto qui da noi in Toscana. E chi non potrà venire so che ci sarà col cuore, e non parlo solo dei ragazzi dell’82, ma di altre persone straordinarie come Vialli, che si è dimostrato un amico vero e sincero, e Mancini, che è stato molto affettuoso». 

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