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Cragnotti: «Da Boksic a Ronaldo, vi dico tutto. E sul Flaminio…»

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Sergio Cragnotti, storico ex presidente della Lazio, ha svelato alcuni aneddoti relativa alla sua presidenza: le sue parole

Sergio Cragnotti, ex presidente della Lazio, è intervenuto ai microfoni di New Sound Level. Le sue dichiarazioni:

«Qualcosa che non rifarei? Certo, non tutte le ciambelle vengono con il buco, magari non avrei fatto alcuni acuisti che non hanno reso come ci aspettavamo e avrei voluto allargare gli orizzonti, perché avevamo un’immagine internazionale. In quel periodo si viveva ancora nel provincialismo, noi abbiamo provato a rompere quegli equilibri troppo interni con la quotazione, l’immagine della Lazio a Londra. Potevamo fare di più sul piano del marketing e sulle conoscenze societarie presso terzi. Uscire dalla borsa? Lo fanno perché il prezzo è basso e i valori delle società si livellano. Quando siamo partiti noi la borsa permetteva una crescita, oggi son cambiati i termini, si va verso mercati globali. Oggi l’immagine è ancora più internazionale di una volta, oggi si guarda meno il campionato e più alla Champions o alla Superlega, un progetto che già in quei tempi era in piedi. Io resto dell’idea che sia un’idea valida e che andrà avanti, il mercato italiano non è un valore aggiunto, oggi i bilanci dipendono dai diritti tv in particolar modo».

RAPPORTO COI TIFOSI – «Sono una persona aperta a dialogo e che si impegna ad ascoltare tutti, per me il colloquio è importantissimo, quindi ho sempre cercato di partecipare con la gente, cercando di fare qualcosa anche per gli altri. Ricomprare la Lazio? No, non mi è mai venuto in mente».

CRAC CIRIO – «La mia situazione era un po’ complessa, non riguardava solo la Lazio che era una delle società che ha risentito dell’andamento del gruppo a cui partecipava. Il problema non era singolo, era inerente a dei bond che avevamo sul mercato nazionale e internazionale, alla scadenza di questi si diceva che sarebbe stato rinnovato, poi negli ultimi le cose sono cambiate e si è andati in default ed evidentemente c’è andato tutto il gruppo, Lazio compresa. La società non aveva un indebitamento sul mercato, era scorporata dalla Cirio, il 49% era del gruppo e il 51% era sul mercato. Noi, poi, siamo usciti, gli istituti bancari fecero un aumento di capitale, io non li ho seguiti e dopo la Lazio ha avuto un nuovo azionista. L’indebitamento non era pesante, gli asset lo coprivano in maggior parte, era una situazione sostenibile, infatti il nuovo proprietario li ha risolti».

BOKSIC E RONALDO – «L’acquisto di Boksic è’ stato senza dubbio il mio acquisto più emozionante, molto travagliato, abbiamo lavorato di sera e di notte davanti Porto Cervo. Ricordo che c’era la barca di Tapie (presidente Marisglia, ndr), un vascello enorme con molte vele, sul quale siamo saliti. Senza dimenticare il valore di un calciatore, ma le modalità con cui si è sviluppato l’acquisto e il rapporto con lo stesso Tapie, un personaggio molto simpatico. A quell’epoca gli acquisti si facevano rapidamente e in maniera inaspettata, sennò poi subentravano le big del campionato. Il mancato arrivo di Ronaldo mi scocciò tantissimo, ci avevo lavorato per 6 mesi direttamente in Brasile, avevamo molti allacci, conoscevamo bene il paese.  Era tutto fatto, doveva solo firmare, poi arrivò Moratti, raddoppiò il tutto e lo acquistò. Da quel giorno abbiamo cambiato la nostra politica. Quanto avremmo vinto con Ronaldo? Secondo me tantissimo, forse anche qualche Champions League, non avremmo perso 5-2 a Valencia. La cessione di Nedevd? era nella logica delle cose, noi fummo i primi a fare le plusvalenze: l’offerta della Juventus era molto allettante, lui era ammortizzato nei bilanci e Mendieta era stato uno dei migliori nella Champions passata, poi non so cosa sia successo, qualcosa non ha funzionato, peccato perché era un grande».

GOL CALORI – «Abbiamo sempre sofferto, anche nelle vittorie, ma questo le rende più belle ed emozionanti. Se ho ringraziato Calori? Sì, certo che l’ho fatto».

STADIO FLAMINIO – «Noi ci lavorammo moltissimo con Rutelli che era anche Laziale, ma non ci riuscimmo. Non so oggi se è cambiato qualcosa, dipende molto anche dalla partecipazione del CONI, perché sotto al Flaminio c’è tutta un’attività sportiva legata a loro. Noi avevamo anche il problema del disturbo, dal momento che sulla collina c’erano abitazioni residenziali e gli si dava fastidio. Credo che Lotito sia anche in grado di riuscirci, vedo un presidente che vuole coronare i suoi anni di partecipazione, arriverà il momento che forzerà la mano e organizzerà una squadra all’altezza della situazione».

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