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Zenit, dall’icona Dzyuba ad Azmoun: i russi in Europa faticano

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Lo Zenit campione di Russia è la compagine di prima fascia estratta nel gruppo F.

Dato il coefficiente di difficoltà delle squadre inserite nella prima urna del sorteggio di Ginevra, lo Zenit San Pietroburgo non può che far tirare un sospiro di sollievo ai tifosi della Lazio: non tanto per il potenziale dei campioni di Russia, quanto per le insidie evitate nella ‘Pot1’, tra le altre Bayern Monaco, Siviglia, Liverpool, Paris Saint Germain e Real Madrid. La banda di Sergey Semak ha trionfato in patria negli ultimi due anni, ritrovando il tricolore che mancava dal 2014/2015: nei tre anni precedenti al 2018 erano state le squadre di Mosca a dividersi la massima posta in palio, prima il Cska, poi Spartak e Lokomotiv. Andiamo ad analizzare lo Zenit ai raggi X.

LO ZENIT SAN PIETROBURGO – San Pietroburgo non è dietro l’angolo, ma è anche una trasferta affascinante. Mister Semak fu il tecnico ad interim per sei mesi dopo l’esonero di Luciano Spalletti nel marzo 2014, poi il club decise che al traghettatore Samak succedesse Villas Boas (2016-2018), prima delle gestioni Lucescu (2016-17) e Mancini (2017/2018). Semak è tornato nel 2018 dopo il quinto posto dell’attuale commissario tecnico della nazionale italiana, e ha riportato il club ai vertici in Russia ma non ha fatto altrettanto bene a livello internazionale. L’allenatore dello Zenit ha dichiarato che Borussia e Lazio sono le favorite del girone, ma proverà ad eguagliare il risultato del 2015/2016, il migliore ottenuto negli ultimi cinque anni, vale a dire la qualificazione agli ottavi di finale della massima competizione continentale. Una difesa rocciosa ma avanti con l’età, un 4-4-2 consolidato e molto abbottonato, col solo Malcom ad avere caratteristiche spiccatamente offensive. Doveva essere un giocatore della Roma, sfiderà la Lazio. A sinistra l’altro esterno è Erokhin, decisamente più difensivo. Le stelle sono in avanti: Artem Dzyuba è un’icona in Russia, il capitano dello Zenit ha siglato 80 reti e fornito 56 assist nelle ultime 5 stagioni. Assieme a lui l’ultimo capocannoniere del campionato russo, Sardar Azmoun, talento iraniano che Igli Tare conosce bene e che voleva portare alla Lazio. 17 gol la scorsa stagione, le sue caratteristiche si sposano alla perfezione con quelle del compagno di reparto, fisicamente imponente. In difesa un solo nuovo acquisto ma molto importante: è Dejan Lovren, arriva direttamente dal Liverpool.

PRO E CONTRO – La maggiore abitudine alle grandi partite rispetto alla Lazio sarà un fattore, l’accortezza difensiva rende i russi una squadra non facilmente perforabile. L’attacco è una variabile importante, con una coppia offensiva assortita alla perfezione e la fantasia e la velocità di Malcom. Centrocampo e difesa sono però abbastanza lenti, i mediani Barrios e Odzoev possono patire il confronto col centrocampo biancoceleste. L’undici è collaudato, il mercato non ha alterato le gerarchie e la squadra di Semak si conosce a memoria.

I PRECEDENTI EUROPEI – Dopo aver superato brillantemente il girone Champions con Valencia, Gent e Lione, i russi sono stati eliminati agli ottavi dal Benfica. Era il 2015/2016. Da lì in poi un ridimensionamento europeo che è consistito in tre eliminazioni consecutive ai sedicesimi di Europa League, prima con l’Anderlecht nel 2016/2017, poi col Lipsia e infine nel 2018/2019 col Villarreal (doppio k.o.). L’ultima stagione hanno partecipato alla Champions League finendo ultimi a 7 punti nel girone con Lipsia, Lione e Benfica: ancora sconfitta coi tedeschi, ancora tanta fatica coi portoghesi, ma 4 punti col Lione poi semifinalista di Champions. A livello europeo si fatica, i fasti di un tempo sono lontani.

LA PROBABILE FORMAZIONE – (4-4-2) Kerzakhov; Karavaev, Lovren, Santos, Krugovoy; Malcom, Barrios, Odzoev, Erokhin; Azmoun, Dzyuba. All. Semak.

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