Ieri, oggi, per sempre Giorgio Chinaglia: eterno simbolo di Lazialità

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Il 1 Aprile del 2012 ci lasciava Giorgio Chinaglia, indimenticata bandiera ed essenza di Lazialità. Sei anni dopo, il suo ricordo è più vivo che mai

Se dovessi spiegare ad un bambino cos’è la Lazialità, lo farei sicuramente parlandogli di Chinaglia. Ed inizierei con «C’era una volta…» come si fa per le fiabe più belle o per le più incredibili storie d’amore. Gli racconterei di quel ragazzone dagli occhi chiari, azzurri nonostante i fotogrammi in bianco e nero, e dai capelli bruni. Di quella faccia bonaria che mal s’intonava col suo animo guerriero. Di quel fascino che ha conquistato tutti, di generazione in generazione. Persino me, nata negli anni ’90 quando di certo splendevano altre stelle. Gli racconterei delle sue corse, sgraziate ed ingobbite, ma così maledettamente letali. Come i suoi rigori: sbilenchi, ma sempre efficaci.

Di come con spavalderia ed arroganza abbia riunito sotto la sua figura non solo uno spogliatoio, ma un popolo intero. Come abbia insegnato il valore dell’appartenenza ad una fede. «Era un movimento», diceva Pulici. Un’icona. Una ventata di nuovo che arrivava dal Galles. L’eterno Long John dalla vita borderline: senza vie di mezzo. Quello che nessuno avrebbe mai immaginato lontano da Roma: «Mio fratello è figlio unico, perché è convinto che Chinaglia non può passare al Frosinone» cantava Rino Gaetano. E che poi Roma l’ha lasciata per inseguire il sogno americano, ma vi ha sempre fatto ritorno per guardarla con occhi nuovi e nuove intenzioni. Perchè si sa… dai grandi amori, non si sfugge mai davvero e «di Lazio, ci si ammala inguaribilmente».
Gli parlerei di quell’esultanza scellerata sotto alla Sud, in una giornata di Primavera del 1974, e quel dito puntato per irridere ‘i cugini’, fermato da mille fotografie e così reso immortale. Lui contro tutti. Un gladiatore nell’arena. Una scena che ancora oggi si tramanda di padre in figlio, smuove l’orgoglio e gonfia il petto di fierezza.

Perchè Giorgio è stato sentimento, bandiera, essenza. Portatore sano di Lazialità. La stessa che ancora lega come unico filo rosso generazioni di tifosi. Oggi come allora, riuniti dalla stessa voce: «Giorgio Chinaglia è il grido di battaglia!».

 

Lavinia Labella

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