Un anno fa moriva Giorgio Chinaglia, il ricordo di LazioNews24

© foto www.imagephotoagency.it

Esattamente un anno fa, nella sua abitazione di Naples in Florida, ci lasciava per sempre Long John, al secolo Giorgio Chinaglia, vero e proprio pezzo di storia laziale. Eppure 39 anni e un giorno fa, il 31 marzo 1974, Giorgio Chinaglia diveniva a tutti gli effetti immortale dopo quel derby vinto 2-1 dalla Lazio grazie a un rigore trasformato proprio da lui, ma passato alla storia soprattutto per il suo dito alzato puntato contro la Curva Sud in aperto segno di sfida al pubblico giallorosso. E’ forse quello il momento in cui Giorgio Chinaglia è diventato per ogni tifoso biancoceleste il vessillo indiscusso della lazialità.

ANIMO DA LOTTATORE – Arrivato in biancoceleste nel 1969 all’età di ventidue anni, dopo la gavetta oltremanica e nelle serie inferiori italiane, in sette stagioni con la maglia della Lazio, Chinaglia ha segnato goal a raffiche (98 in 208 incontri di campionato). Era un centravanti dalla grande forza fisica, sgraziato stilisticamente ma potente, con grande senso del gol e una caparbietà fuori dal comune. Proprio il suo animo da lottatore è una delle ragioni per cui Chinaglia ha fatto breccia nei cuori dei tifosi laziali, dai quali verrà sempre ricordato come il gigante buono sempre pronto a dare tutto per la maglia e a caricarsi il peso della squadra sulle spalle.

ANNI D’ORO – La sua storia d’amore con la Lazio visse i suoi momenti più alti nella stagione 1971-72, con l’avvento di Maestrelli, che per Giorgio fu come un secondo padre: in quella stagione con i suoi 21 gol diventò capocannoniere di Serie B e riportò in A la Lazio; nella stagione 1972-73 in cui la squadra sfiorò l’impresa da neopromossa, vedendo sfumare lo Scudetto all’ultima giornata. Un’impresa che si realizzò una stagione dopo nel 1973-74, quando proprio la “banda Maestrelli” vinse un epico campionato con Giorgio nuovamente capocannoniere.

L’ADDIO E GLI USA – Dopo un paio di stagioni in cui tutta la Lazio visse una parabola discendente, si consumò l’addio che spezzò il cuore ai tifosi. Nel ’76 Chinaglia parti alla volta degli States che divennero la sua seconda casa e dove vestì la maglia dei Cosmos di Pelè e Beckenbauer con i quali scrisse la storia del club di New York.

IL RITORNO IN ITALIA – Alla Lazio tornò da presidente nell’83, suscitando grande entusiasmo nel popolo laziale ma fu costretto a lasciare la carica già nel 1986 a causa di problemi economici che gli costarono i primi guai giudiziari a metà degli anni ’90. Chinaglia provò a riavvicinarsi all’ambiente laziale anche nel 2004 proponendosi come intermediario per una holding ungherese intenzionata ad acquistare il club biancoceleste, ma anche questo tentativo naufragò, costandogli nuove accuse questa volta per aggiottaggio, Giorgio tornò negli States e non rientrò più in Italia, paese per il quale fu formalmente un latitante fino alla fine dei suoi giorni.

IL RICORDO – Messi da parte i problemi giudiziari, che dopo l’addio nel ’76 furono un secondo colpo al cuore dei tifosi, Chinaglia resta un simbolo indiscusso della Lazio e della lazialità. Calciatori come lui sono la prova che a volte il carattere e la voglia contano di più dei mezzi tecnici. Su Giorgio Chinaglia le opinioni sono le più disparate, poiché il suo era un personaggio tanto bravo a unire quanto a dividere, ma una cosa è certa, avere in squadra uno con il suo carisma nella Lazio di oggi sarebbe una cosa magnifica. Significherebbe avere un uomo in grado di sfidare a viso aperto i propri avversari, di risolvere partite decisive che ti vedono partire sfavorito e in cui soltanto il cuore può fare la differenza. Difficilmente ci sarà mai un altro come lui, ma noi laziali possiamo dirci ugualmente fortunati ad averlo avuto tra le nostre fila e nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa, la speranza è quella che chi scende in campo vestendo la maglia della prima squadra della capitale lo faccia sempre con lo spirito di Long John. A partire dal derby dell’8 aprile.

Ciao Giorgio!

Condividi
Articolo precedente
Roma, Baldini: “Con la Lazio serve il riscatto”
Prossimo articolo
Mamma li turchi, ovvero guida tattica al Fenerbahce