Stoccarda, parla l’ex Macheda: “Sogno di tornare alla Lazio ma prima voglio batterla”

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Le coincidenze nella vita non finiscono mai. Lo sa bene Federico Macheda, prodotto del vivaio laziale che affronterà proprio la formazione allenata da Petkovic con il suo Stoccarda nei prossimi ottavi di finale dell’Europa League. “Kiko”, come è stato soprannominato durante la sua avventura con la maglia del Manchester United iniziata nel 2007, se la vedrà direttamente con i colori che lo hanno cresciuto e che per sempre gli faranno battere il cuore. Dopo un’esperienza tutt’altro che esaltante tra le fila della Sampdoria nel 2011, nell’ambiente dei Red Devils si vocifera che, da allora, Sir Alex Ferguson decise di non mandarlo più in Italia. Eccolo quindi, Kiko. In maglia biancorossa e prossimo avversario della Lazio ma con il sogno mai abbandonato, dichiarato nell’intervista qui riportata al Corriere dello Sport, di tornare a vestire i colori biancocelesti.

Le strade di Macheda e della Lazio si tornano ad incrociare: da avversari. Un segno del destino?
“Chi lo sa… forse. Se vi dico una cosa mi credete? Quando il mio manager, Giovanni Bia, mi ha chiamato per dirmi dello Stoccarda mi sono detto… Pensa se incontro la Lazio in Europa… Vado!”.
E adesso che sarà?
“Una grande emozione, perché io sono laziale, di una famiglia di laziali. Poi so che dovrò vincere”.
Intanto, con la squalifica di Ibisevic, si fa strada anche l’ipotesi di una gara dal primo minuto: proprio contro la Lazio!
“Questo lo spero ma non lo so… Magari! E poi spero anche un’altra cosa: che pian piano io da alternativo a Ibisevic diventi complementare. Possiamo giocare insieme, se mi metto un po’ più dietro”.
Qual’era la Lazio di Federico?
“Quella di Veron, Almeyda, Crespo: quella di Cragnotti che vinceva tutto. Il mio idolo era Boksic”.
Oggi quali sono gli idoli in attacco?
“I miei? Lascio fuori Messi e Cristiano Ronaldo e dico Ibra, il mio idolo assoluto, poi Van Persie, a cui ho visto fare cose straordinarie, e Rooney, che quando gioca da Rooney per me è insuperabile. Ogni tanto penso alla fortuna che ho avuto di giocare con tutti e due. Pazzeschi”.
Dalla Lazio tifata a quella in cui si è cresciuti. E’ stato – parola forte – tradimento?
“Ma quando mai, io non ho tradito nessuno, io la Lazio la amo. Ho scelto: e dall’altra parte c’era il Manchester United. Rifarei quella scelta e oggi la consiglierei a un ragazzo. Anche se per fortuna ora anche in Italia i giovani hanno più spazio”.
Riannodiamo il nastro: come andò quella storia?
“Mi arrivò una proposta del Manchester, ne parlai con Sabatini, con Lotito, e scelsi di andare. Tutto qui”.
Però…
“Però alla Lazio tornerei in qualsiasi momento. Vedo tutte le partite, di campionato ed Europa League. Sta facendo una grande stagione, ha un tecnico molto bravo. E per può centrare il traguardo Champions. Ma la Europa League no… Sono laziale ma ho la maglia dello Stoccarda addosso”.
Chi è Ferguson per Macheda?
“La persona a cui devo quel che sono. Non è poco… Ha creduto in me, mi ha riempito di consigli. Ed è un uomo che visto da vicino ti trasmette una carica straordinaria. Una carica che per l’età che ha non gli accrediteresti. Invece è un motivatore straordinario”.
L’album dei ricordi di Manchester?
“Il gol del 5 aprile 2009, il primo gol con l’Aston Villa, il titolo in Premier, la finale di Champions a Roma: quattro anni straordinari”.
Che successe alla Samp?
“Non è andata. Loro in difficoltà, io giovane con troppe aspettative addosso visto che venivo da Manchester”.
E Stoccarda?
“Bella città, con tanti italiani e in questo più favorevole a farmi ambientare quanto prima”.
E il campionato tedesco?
“Dopo quello inglese il più bello per intensità, velocità, atmosfera, stadi pieni”.
E la lingua tedesca?
“Eeehhh, piano. La prossima settimana prendo casa e con la casa anche un professore privato. E cominciamo. Intanto parlo bene l’inglese e questa è una cosa che senza Manchester non avrei fatto mai”.
La verità: ma Macheda e la Lazio non sono mai stati vicini da allora? Magari poco tempo fa…
“Chiacchiere, solo chiacchiere. Nella realtà no. Però la Lazio è il mio sogno. Non mi stancherò mai di dirlo

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