Caso Saha: il vuoto normativo che ha permesso alla Lazio di tesserare il francese

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L’approdo in biancoceleste di Louis Saha ha scatenato numerose polemiche per la maniera in cui è avvenuto. La Lazio infatti ha tesserato il calciatore oltre la chiusura del mercato, quando è possibile tesserare esclusivamente calciatori svincolati, il cui rapporto contrattuale sia giunto alla scadenza naturale con il club di appartenenza. Saha invece ha rescisso consensualmente il suo rapporto con il Sunderland, il che è apparentemente incompatibile con la norma italiana.

Com’è possibile allora che la Lazio sia riuscita a tesserare il giocatore? La società biancoceleste, come riporta il Corriere dello Sport, ha sfruttato una discrepanza tra il regolamento della FIFA e quello della FIGC: esiste infatti una circolare datata 2002 che include due articoli del Regolamento FIFA sullo Status ed il Trasferimento dei calciatori, ovvero gli articoli 1 e 6, oltre che un commentario che li spiega ed interpreta. L’articolo 1 dice che «le seguenti disposizioni sono vincolanti a livello nazionale e devono essere recepite, senza alcuna modifica, nei regolamenti delle Federazioni» . Nelle disposizioni citate vi sono anche gli articoli dal 2 all’8. Compreso il 6 che stabilisce che: «I calciatori possono essere tesserati esclusivamente durante uno dei due periodi annuali di tesseramento stabiliti dalla Federazione nazionale. In deroga a tale principio, un professionista il cui contratto sia giunto a scadenza prima del termine del periodo di tesseramento può essere tesserato al di fuori di tale periodo». Capitolo Italia: nelle NOIF (art. 117) e nella circolare 150/A (Termini di tesseramento), dunque, non esistono disposizioni che impediscano la circostanza verificatasi, ma allo stesso tempo non vi sono indicazioni che lo permettano. La Lazio perciò ha sfruttato questo vuoto normativo a suo vantaggio, creando un caso che probabilmente farà giurisprudenza in materia.

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